14 settembre 2026, Ginevra – 10 anni delle Anziane per il clima Svizzera
Il 14 settembre 2026 l’associazione Anziane per il clima ha festeggiato i suoi 10 anni.
Un centinaio di membri è giunto a Ginevra da tutta la Svizzera per questo anniversario.
L’evento è stato organizzato e gestito dalle due romande del comitato: Anne Mahrer (GE), copresidente, e Dominique Blazy Rime (VD). Una dozzina di ginevrine si è offerta volontaria per accogliere alla stazione di Cornavin il centinaio di persone attese e accompagnarle per Ginevra.
Grazie al tempo splendido, abbiamo potuto raggiungere a piedi l’altra sponda della rada, dove la parte ufficiale dell’anniversario si è svolta in uno dei saloni dell’hotel Métropole.
Ci hanno onorato della loro presenza e dei loro discorsi: la signora Dilara Bayrak, presidente del Gran Consiglio ginevrino, il signor Nicolas Walder, consigliere di Stato del Cantone di Ginevra, e la signora Christina Kitsos, sindaca della Città di Ginevra.
Hanno inoltre risposto al nostro invito: la signora Cordelia Bähr, avvocata principale del team legale dell’associazione, il signor Dennis van Berkel dei Paesi Bassi, avvocato della Fondazione Urgenda, e il signor Mathias Schlegel, portavoce di Greenpeace Svizzera.
Anne Mahrer, copresidente francofona (GE), Rosmarie Wydler, copresidente germanofona (BS), e Norma Bargetzi, membro italofono del comitato (TI), hanno ripercorso ciascuna nella propria lingua i nostri dieci anni di lotta.
Gli interventi sono stati intervallati da intermezzi poetici in francese, tedesco, italiano e romancio.
Qui di seguito trovate questi quattro intermezzi e i discorsi, man mano che gli oratori ce li fanno pervenire.
La parte conviviale si è svolta sul battello Genève, battello storico della Compagnia Generale di Navigazione (CGN), ormeggiato al quai de l’Horloge Fleurie, a 5 minuti a piedi dal Métropole. Il battello è gestito da un’associazione privata a carattere sociale, riconosciuta di pubblica utilità.
Complimenti al team del battello Genève, sia per l’accoglienza sia per i taglieri e le bevande.
Foto:

























































Foto: Patricia Schulz, Pia Hollenstein, Dominique Künzli Leclerc, Simone Hardt. Riproduzione vietata.
Intermezzi poetici
Claude-Inga Barbey (1961-2026, Genève)
… Et si les glaciers continuent à fondre
… Et si les glaciers continuent à fondre, comment je vais faire pour mettre des glaçons dans mon pur malt 15 ans d’âge ? Vous y avez pensé à ça ? Et si je ne peux plus boire de whisky, je n’arriverai plus à écrire correctement… Et si je ne peux plus écrire correctement, je ne pourrai plus nourrir ma famille… Et si je ne peux plus nourrir ma famille, ils finiront tous à l’aide sociale. Tout est politique finalement.
Elsbeth Maag (1944, Buchs SG)
gehen mit den Bäumen
gehen mit den Bäumen
von Hügel zu Hügel
den Ostwind grüssen
die Mücken das Lichtin unseren Wipfeln
ein Traumvon der Rückkehr der Bienen
von gutmütigen Sonnen
vom stabilen Bergvom langen Leuchten der
Gletscher
Mara Kilcher (1951, Bosco Luganese)
Ghiacciaio dell’Aletsch
Vive, sospira, scivola
quel lungo fiume ghiacciato,
lento e inesorabile
come il nostro tempo.Grandioso e fragile
come la natura umana
dentro un profondo respiro
di luci e di ombre
nel calendario della vita.Mara, 20.09.2020
Jessica Zuan (*1984, Oberengadin)
Gegangen
Es braucht nur einen Schritt
um den Silbersand aufzuwirbeln
unter dem Wasser.
Um eine Wolke
zum Blühen zu bringen
vor meinen Füssen.
Um sie herabfallen zu lassen,
zu wissen, sie ist gegangen, weg,
und meine Zunge ins Blau hinauszustrecken.
Es braucht nur einen Schritt.
Einen Schritt.
Einen einzigen.
Jessica Zuan (*1984, Oberengadin)
Tratto dalla raccolta di poesie « A Luna da pavagls / Dochtwolke », Howeg, 2025
Ida
A voul be ün pass
per sduvler sü il sablun d’argient
suot l’ova.
Per fer flurir
üna nüvla
a mieus peis.
Per la fer cruder da suringiò,
savair l’es ida, davent,
e chatscher mia laungia aint il blov.
A voul be ün pass.
Ün pass.
Be ün.
Discorso di Mathias Schlegel, portavoce di Greenpeace Svizzera
Buongiorno,
In qualità di portavoce di Greenpeace Svizzera, ho avuto il privilegio di accompagnare fin dall’inizio l’incredibile lotta delle Anziane per il clima. Sono ormai dieci anni che Greenpeace Svizzera le sostiene. Ma nel corso di questo decennio siamo stati noi a ricevere da loro una lezione magistrale di attivismo.
Il loro impegno ha messo in luce una realtà scomoda: la Svizzera non fa abbastanza per proteggere la sua popolazione dal riscaldamento climatico. Peggio ancora: si rifiuta di porsi la domanda su quali sforzi siano realmente necessari.
Le autorità federali ripetono che la Svizzera fa abbastanza per mitigare il riscaldamento climatico. La salute delle nostre Anziane è colpita dalle ondate di calore, sempre più frequenti e intense. Per questo hanno chiesto alle autorità di dimostrare come facciano davvero abbastanza. Al centro della loro richiesta c’è la questione del budget di carbonio.
Il budget di carbonio è la quantità massima di emissioni da non superare per contenere il riscaldamento climatico entro i limiti che gli Stati si sono fissati nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Questo budget globale può essere ripartito equamente tra i diversi Paesi in base alla loro popolazione. La domanda delle Anziane è quindi semplice: qual è il budget residuo della Svizzera, e come farà la Svizzera a garantire di non superarlo? In altre parole, a uno Stato che afferma di fare abbastanza, hanno chiesto: «Quanto è abbastanza?»
Le autorità si sono rifiutate di rispondere a questa domanda, e i tribunali svizzeri hanno rinunciato a contrastare questo rifiuto. Ma con abnegazione, pazienza e un coraggio immenso, le Anziane hanno portato questa domanda fino al vertice del diritto europeo.
Il 9 aprile 2024 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dato loro ragione. Nella sua sentenza ha condannato la Svizzera perché si rifiuta di rispondere a questa domanda. Il nostro Paese porta avanti una politica climatica senza quantificare gli sforzi che deve compiere: senza definire «quanto è abbastanza».
La Corte ritiene che la Svizzera debba avere una risposta a questa domanda. L’assenza di una risposta dimostra che il Paese rinuncia a proteggere i diritti fondamentali della sua popolazione di fronte al riscaldamento climatico.
Se il Parlamento e il Consiglio federale hanno respinto con veemenza questa sentenza, è perché raramente le loro carenze erano state messe nero su bianco in modo così netto. La sentenza dimostra che la Svizzera si rifiuta di dotarsi di un budget di carbonio coerente con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Su questo non c’è dibattito. È un fatto. Rifiutando di quantificare quanto è abbastanza, diventa impossibile condurre una politica climatica coerente.
Le Anziane hanno smascherato l’inganno climatico della Svizzera. Portare alla luce i comportamenti dannosi per l’ambiente è nel DNA di Greenpeace, ed è per questo che siamo onorati di aver lottato al loro fianco.
La sentenza ottenuta dalle Anziane fa ormai giurisprudenza. La CEDU chiede ai 46 Stati membri del Consiglio d’Europa di integrare il budget di carbonio nelle loro politiche climatiche. La sentenza della CEDU è stata poi ripresa dalla Corte internazionale di giustizia, che nell’estate 2025 ha stabilito che gli Stati hanno l’obbligo rigoroso di agire per proteggere l’ambiente e il clima. L’inazione o l’insufficienza delle misure adottate sono illecite e possono giustificare riparazioni a favore delle persone colpite.
In altre parole, secondo la giurisprudenza internazionale di oggi, tutti gli Stati devono dotarsi di un budget di carbonio e definire «quanto è abbastanza».
Le Anziane hanno dimostrato che le persone che si uniscono e si organizzano in una lotta civica possono smuovere le cose. Lo hanno fatto con dignità, pazienza e coraggio esemplari.
Sono un esempio da seguire per la mia generazione e per quelle future. A nome di Greenpeace Svizzera sono felice di poterle ringraziare per questi dieci splendidi anni di collaborazione.
Traduzione dal francese
